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Il vetro di Murano
Da sempre la produzione dei vetri artistici rappresenta per la città di Venezia un’importante realtà economica. Il più antico documento oggi a disposizione relativo all’arte del vetro risale al 982, e si tratta di un atto di donazione: in base alla data di questo scritto, nel 1982 si sono ufficialmente festeggiati i mille anni dell’attività vetraria veneziana. Molti documenti testimoniano la concentrazione delle fornaci lungo il Rio dei Vetrai a Murano, dove ancor oggi si trovano i laboratori più antichi. A partire dal 1450, grazie anche alle intuizioni e all’ingegno di Angelo Barovier, vetraio di una antichissima famiglia muranese, si registra un’evoluzione nelle tecniche di lavorazione, che si svilupperanno eccezionalmente nei due secoli successivi, portando alla creazione di vetri di elevata ed incomparabile purezza.
Cos'è il Vetro
Il vetro è un prodotto ottenuto dalla silice e viene considerato un liquido ad alta viscosità e non un vero solido, in quanto non ha una regolare struttura cristallina interna.
Il vetro si prepara per fusione di miscele di silice, come quarzo e sabbia, e di carbonati metallici (di sodio, potassio, calcio, piombo). Dalla reazione si formano silicati metallici i quali costituiscono il vetro. Tra le sue varietà, vi sono: il vetro comune, il cristallo incolore, i vetri per termometri, i vetri di quarzo etc. Per ottenere i vetri colorati si aggiungono delle piccole quantità di ossidi metallici: di ferro per il verde, di cobalto per l’azzurro, di oro colloidale o di rame per il rosso, di stagno per i vetri lattei. La fusione avviene in crogioli di alluminio molto resistenti al calore, scaldati in forni elettrici o a gas.
La lavorazione
Il vetro è un prodotto ottenuto dalla silice e viene considerato un liquido ad alta viscosità e non un vero solido, in quanto non ha una regolare struttura cristallina interna.
Il vetro si prepara per fusione di miscele di silice, come quarzo e sabbia, e di carbonati metallici (di sodio, potassio, calcio, piombo). Dalla reazione si formano silicati metallici i quali costituiscono il vetro. Tra le sue varietà, vi sono: il vetro comune, il cristallo incolore, i vetri per termometri, i vetri di quarzo etc. Per ottenere i vetri colorati si aggiungono delle piccole quantità di ossidi metallici: di ferro per il verde, di cobalto per l’azzurro, di oro colloidale o di rame per il rosso, di stagno per i vetri lattei. La fusione avviene in crogioli di alluminio molto resistenti al calore, scaldati in forni elettrici o a gas.











 

Il vetro veneziano è sodico, come nell’antica tradizione mediterranea. Ciò significa che alla silice , che è una sabbia destinata a diventare vetro mediante fusione , viene aggiunto il carbonato di sodio per permettere la fusione a temperature inferiori. La potassa, alternativa alla soda, tipica dei paesi nordici, genera un vetro brillante idoneo alla molatura e all’incisione (come il vetro piombico inglese), ma non alle complesse lavorazioni a caldo, tipicamente veneziane. La miscelazione delle materie prime avviene la sera, alla fine dell’orario di lavoro, e la preparazione del materiale dura tutta la notte: alle due materie prime fondamentali si aggiungono lo stabilizzante (come il carbonato di calcio), i decoloranti o i coloranti, ed eventualmente gli opacizzanti.